Bicarbonato di sodio anti tumorale naturale sarà vero?

Oggi mi ritrovo a scrivere un articolo toccante da quando il mio papà si è gravemente malato all’improvviso per lo più di un male inspiegabile, tumore ai polmoni, almeno come dicono i medici e la tac, proprio lui non fumatore.
Ho ricercato notti intere risposte, i migliori professori oncologi, notti in bianco trascorse o vicino a lui in ospedale o su internet a fare ricerche.
Caso strano non abbiamo una vera diagnosi, ossia le biopsie risultano negative, ma dalla tac evince una massa tumorale e metastasi diffuse.
Forse era al 4° stadio ma l’unico modo per saperlo era una biopsia post morte e non era il caso di straziarlo dopo la morte.

Dopo alcuni studi, ormai potrei definirmi oncologo il cancro se scovato in tempo non come il mio povero papà che aimè è un angelo ormai è curabile e regredisce con semplice bicarbonato di sodio.

Bicarbonato di sodio?? Aimè si, secondo alcune tesi il cancro non è altro che un fungo e le metastasi sarebbero le sue spore che getta per riprodursi.

Come mai nessuno ne parla?
Be semplice vi ricordate la tbc? Prima si moriva, ora è una semplice malattia curabilissima, come mai?
La vera cura uscirà quando uscirà una nuova malattia.
Tutti i dottori che hanno proposto metodi naturali di cura alternativi alle chemio e radio, sono stati azzittiti addirittura con minacce di morte.

Questi non vogliono essere assolutamente consigli medici ma solo approfondimenti di ricerca e spunti di riflessione

 

Una buona notizia per tutti noi e una cattiva notizia per la case farmaceutiche. Il Dr. Mark Pagel della University of Arizona Cancer Center, riceverà 2 milioni di dollari dal National Institutes of Health per studiare l’efficacia della terapia personalizzata con bicarbonato di sodio per il trattamento del cancro al seno. Ecco il comunicato sul quale è scritto :”Il fondo da 2 milioni di dollari servirà a migliorare la misurazione sull’efficacia del bere bicarbonato di sodio nel curare il cancro al seno. E’ stato provato che bere bicarbonato di sodio riduce o elimina il diffondersi del cancro nel seno, nei polmoni, cervello ed ossa.” La notizia non è priva di fondamento scientifico, anzi, è provata in questo documento della NCBI (National Center of Biotechnology Information): http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19276390

In sostanza, il bicarbonato agirebbe sul grado di acidità del nostro sangue. Il pH del nostro sangue e dei nostri fluidi corporei, non rappresenta altro che il nostro stato di salute e il bicarbonato agirebbe come vero e proprio regolatore del pH influendo direttamente sul livello acido-alcalino alla base della salute umana.Una ricerca pubblicata nel Marzo 2009 dalla US National Library of Medicine dimostrò che su alcuni topi da laboratorio il bicarbonato era in grado di rallentare la diffusione delle metastasi: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19276390

Il Dr. Pagel i suoi colleghi utilizzeranno una speciale risonanza magnetica per misurare il pH di un particolare tumore e verificare l’efficacia del bicarbonato sulla massa in oggetto. Infatti con questa nuova macchina, il team dell’Università dell’Arizona potrà studiare i pazienti prima e dopo la somministrazione del bicarbonato per tentare di sviluppare un approccio personalizzato per ogni paziente. Ovviamente un grado di pH del nostro corpo intorno ai valori 7,35-7,45 garantisce un giusto equilibrio fisico rendendoci più resistenti alle malattie. Questo significa che possiamo praticare la cosiddetta “cura del pH” avendo uno stile di vita sano ed alimentandoci nel modo giusto. Sicuramente, invece, per avere risultati nell’ambito delle cure per il cancro dovremo aspettare che le sperimentazioni siano portate a termine, cosa che procede a rilento a causa della mancanza di fondi soprattutto da parte delle case farmaceutiche

http://it.ibtimes.com/articles/29464/20120513/cancro-cura-bicarbonato-di-sodio.htm che vedono gravemente MINACCIATI I LORO INTERESSI ECONOMICI.

 

Chissà cosa ne pensa il tanto bistrattato Dott. Simoncini e cosa pensano le case farmaceutiche? Voglio comunque ribadire che prima di farsi un qualsiasi parere bisogna leggere approfonditamente le ricerche in Inglese linkate sopra e costruirsi un opinione leggendo leggendo e leggendo e facento tantissime ricerche…

Ci dimentichiamo il rinomatissimo professor di Bella?

Il cosiddetto Metodo Di Bella (o multitrattamento Di Bella in sigla MDB) è una terapia alternativa per il trattamento dei tumori, che è priva di riscontri scientifici circa i suoi fondamenti e la sua efficacia. Ideata dal medico Luigi Di Bella, fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani.

La sperimentazione condotta nel 1999 dal Ministero della Salute sancì la sostanziale “inattività”, cioè l’inefficacia terapeutica, del cosiddetto “multitrattamento Di Bella”[1]. I risultati furono pubblicati sul British Medical Journal. Vennero inoltre osservate in via complementare (anche se questo non rientrava negli scopi della sperimentazione) le curve di sopravvivenza dei pazienti sottoposti allo studio. Tutte rientravano nei parametri delle curve di sopravvivenza relative alle specifiche forme di tumore in assenza di trattamento: in poche parole quei pazienti non avevano avuto alcun beneficio né terapeutico né in termini di allungamento della sopravvivenza con MDB[2].

Nel 2005 arriva una nuova bocciatura del Metodo Di Bella nella lettera scritta dal presidente del Consiglio Superiore di Sanità Mario Condorelli all’allora Ministro della salute Francesco Storace:

« Il gruppo di lavoro del consiglio superiore di sanità ritiene di non avere elementi che dimostrino l’efficacia della multiterapia Di Bella e pertanto ne sconsiglia una nuova sperimentazione clinica ministeriale; questa potrebbe essere non solo inefficace ma anche nociva per i pazienti negando a essi (o procrastinando) l’accesso a farmaci anti-neoplastici di dimostrata efficacia.
La terapia di Di Bella fu ed è oggetto anche di alcune teorie complottistiche, da parte dei suoi sostenitori (anche chiamati “dibelliani”) e dei figli Giuseppe e Adolfo.
Luigi Di Bella inizia le sue ricerche sul cancro nel 1963 la sperimentazione su alcuni pazienti. Nel 1977 introduce nella sua multiterapia l’uso della somatostatina in modo da curare anche i cosiddetti “tumori solidi”. Nel 1989 viene presentato ufficialmente anche questo nuovo metodo di cura, Di Bella afferma di poter prevenire la formazione della metastasi.
Da oltre dieci anni quindi si sapeva che Luigi Di Bella praticava una terapia non convenzionale nella cura dei tumori. Alla metà degli anni ’90 la Commissione unica del farmaco ridisegna le fasce di farmaci a carico del Sistema Sanitario Nazionale; la somatostatina (uno dei farmaci usati da Di Bella) è a quel tempo reperibile solo negli ospedali (poiché classificata come farmaco di fascia H); agli inizi del 1997 il costo della cura è quindi molto oneroso per i pazienti che non possono addebitare al sistema sanitario nazionale parte dei farmaci necessari.

Nel 1996 la Commissione Oncologica Nazionale, su richiesta delle autorità sanitarie, comunica che tale terapia è priva di validazione scientifica si muove in quel mentre un’associazione di pazienti in cura con Di Bella (AIAN), coordinati da un tour operator, per richiedere la gratuità della somatostatina già allora non inclusa tra i farmaci antitumore.

In questo contesto, l’AIAN spinge per accendere l’attenzione dei media, dell’opinione pubblica e dei magistrati (che emanano decreti in favore della somministrazione della cura; il 16 dicembre 1997 il giudice Carlo Madaro, pretore di Maglie, ordinò alla Azienda sanitaria locale di competenza di fornire gratuitamente i farmaci necessari per tale terapia a un paziente), il tutto amplificato dall’organizzazione che segue e sponsorizza il prof. Di Bella appoggiato anche da Alleanza Nazionale[13].

In questo contesto interviene l’allora Ministro della sanità Rosy Bindi: richiede un nuovo parere alla Commissione Unica per i Farmaci, ma i risultati degli studi a disposizione non giustificavano la gratuità della somatostatina per terapie oncologiche, e la stessa azienda produttrice di tale ormone non poteva promuovere tale richiesta stante la mancanza di prove scientifiche sull’efficacia anti-tumorale della somatostatina; con una ordinanzacon una ordinanza
il Ministro impone a Luigi Di Bella (e a tutti coloro che ne sono in possesso) di consegnare le cartelle cliniche che dimostrino l’efficacia terapeutica del metodo. Di Bella si rifiuta adducendo il segreto professionale, consegnando solo 4 cartelle cliniche ai carabinieri (in seguito perverranno al Ministero 70 cartelle cliniche). Pur in assenza di qualsiasi presupposto scientifico che la giustificasse, la sperimentazione venne autorizzata dal governo il 10 gennaio 1998; l’allora Ministro della sanità sottolineò che il presupposto scientifico della sperimentazione era da rinvenire nell’allarme sociale che stava causando la vicenda.

Morale della favola?

Chiunque abbia cercato cure alternative è stato bandito dall’ordine medico e minacciato, ma come mai chi l’ha sperimentato o si è fidato,di questi medici definiti ciarlatani è guarito? Cosa molto strana…..

Purtroppo al mio papà ero troppo esteso ed aveva intaccato il cuore quindi non c’era niente da fare, Dio ha deciso di donargli una nuova vita da angelo non facendolo soffrire fermandogli il cuore improvvisamente, quindi risparmiandogli gli atroci dolori del cancro.

Questo è solo il mio pensiero non incito nessuno all’uso… ma se è vero che mezzo bicchiere d’acqua e una puntina di bicarbonato è anti tumorale, be farlo mattina e sera non ci cambia la vita, male che vada fa digerire meglio, anche se conosco persone che giurano di aver avuto noduli che improvvisamente sono scomparsi dopo aver bevuto semplice bicarbonato di sodio.

Anzitutto la notizia, segnalata da un lettore:
«Il National Institute of Healt ha asssegnato un finanziamento di 2 milioni di dollari al dottor Mark Pagel, del Cancer Center dell’Università dell’Arizona, per affinare la sua ricerca sull’uso del bicarbonato di sodio nella terapia del cancro al seno».
Presto «comincerà una sperimentazione clinica sugli effetti del bicarbonato contro il cancro sugli esseri umani. (…) Precedenti ricerche sui ratti hanno dimostrato che il bicarbonato per via orale aumenta il pH tumorale (ossia diminuisce l’acidità) e riduce le metastasi del cancro al seno e alla prostata».

Così, a quanto pare, avrebbe ragione l’oncologo italiano Tullio Simoncini, che è stato radiato dall’Ordine dei medici perchè pretende di trattare il cancro inondando la zona di bicarbonato al 5%.

La notizia americana vendica anche il dottor Stefano Fais, gastroenterologo, che da anni cerca di promuovere il trattamento del cancro con somministrazione di «inibitori della pompa protonica» (nome sofisticato per i comuni farmaci antiacidi, che sono somministrati per l’ulcera). Il dottor Fais è sicuro che tali anti-acidi (lui usa il lansoprazolo) possono addirittura bloccare i tumori che sono diventati resistenti alla chemioterapia; ma non riesce a trovare cliniche disposte ad avviare una sperimentazione clinica su pazienti volontari; e ciò nonostante il dottor Fais non sia affatto un medico «selvaggio», bensì un direttore dell’ufficialissimo Istituto Superiore di Sanità, e più precisamente direttore del Dipartimento dei farmaci tumorali nel suddetto Istituto. Dunque uno che, quando parla, dovrebbe essere ascoltato: invece il dottor Fais s’è spesso lamentato anche sui media di «non riuscire a trovare un ospedale disposto a provare a trattare i cancerosi coi soli antiacidi», ottenendo al massimo che vengano usati insieme alla chemioterapia; anche se adesso sembra che qualcosa stia cambiando in meglio (QeA With Dr Stefano Fais – PPI and Cancer).

Tutti e tre i medici, l’americano Pagel e i due italiani, seguono lo stesso razionale, del resto ben noto a tutti gli oncologi: il tumore prospera in ambiente acido ed anzi lo genera attorno a sé, con ciò favorendo le metastasi; le cellule normali infatti muoiono in quell’alto livello di acidità in cui il cancro cresce. Dunque aumentare l’alcalinità dei circostanti tessuti, con il bicarbonato o gli anti-acidi, contrasta il proliferare delle cellule tumorali e pare che le obblighi ad auto-eliminarsi (apoptosi).

Anche le diete anti-cancro oggi raccomandate – abolizione della carne rossa, dei formaggi fermentati e riduzione delle proteine animali in genere, rinuncia agli zuccheri e carboidrati raffinati, e invece grandi quantità di verdura come cavoli e broccoli – sono diete alcalinizzanti. Il sangue umano, se sano, è lievemente alcalino (pH 7,4), e più è reso «acido» da diete carnee, meno bene ossigena le cellule; il mare è alcalino decisamente (pH 8,1), le acque minerali curative ancora di più (fra 9 e 11).

Dell’efficacia della terapia Simoncini posso testimoniare: un mio conoscente americano con cancro al fegato e pancreas quarto stadio, viene a Roma tutto giallo per ittero – la massa tumorale schiaccia il dotto biliare e lo occlude, sicchè la bile circola nel sangue – e con il prurito insopportabile collegato all’itterizia. Simoncini gli fa praticare una piccola apertura chirurgica sul ventre, e attraverso questa lo stesso paziente si inietta, più volte al giorno, siringoni di acqua e bicarbonato al 5%. Ebbene: in pochi giorni l’ittero scompare e sparisce il prurito, segno inequivocabile che la masssa tumorale s’è ridotta. Purtroppo il paziente è morto qualche settimana dopo a causa di una setticemia, perchè il sistema immunitario di un canceroso è ovviamente indebolito – altrimenti non si sarebbe sviluppato il tumore.

S’intende, quella di Simoncini non è la cura del cancro; esso può tornare. Ma è certo che ha migliorato la qualità della vita, e so di pazienti che sono invece completamente guariti – probabilmente perchè il sistema immunitario, che sorveglia ed elimina le cellule anomale che il nostro organismo produce nella mitosi fin dal loro apparire, aveva superato lo squilibrio, ed era tornato alla sua attiva funzione di «sorveglianza».
Il punto è che nemmeno la chemioterapia è la «cura» del cancro, e pretende di ottenere una riduzione del volume o rallentamento della proliferazione, ciò che a quanto pare Simoncini (e il dottor Fais) ottengono con l’alcalinizzazione dei tessuti, e senza effetti collaterali.

Resta da spiegare questo fatto: come mai in USA, un medico che studia la terapia col bicarbonato riceve un finanziamento pubblico di 2 milioni di dollari, in Italia, viene processato per truffa e omicidio colposo, radiato dall’albo dei medici e disonorato, come si faceva una volta (ora non più) per i medici che procuravano aborti?
In Italia, ai medici ospedalieri è vietato consigliare trattamenti alternativi alla chemioterapia ufficiale per contratto (vien loro fatta firmare una apposita clausola) e sotto pena di licenziamento. Per stroncare la terapia Di Bella, la ministra della Sanità di allora, Rosy Bindi, fece cancellare dal prontuario nazionale i farmaci che Di Bella usava, onde non poterono nemmeno essere prescritti (persino l’innocua melatonina, oggi in vendita nei supermercati, i pazienti dovevano farsela mandare dalla Svizzera). Da ultimo il caro dottor Paolo Rossaro di Padova, che cura con l’acido ascorbico in vena ad alte dosi (un protocollo adottato dalla clinica universitaria del Kansas), è stato sospeso e condannato a pagare 500 mila euro per danni ai parenti di un paziente morto dopo, o nonostante, il trattamento.

Un giorno ci si dovrà spiegare come mai l’oncologia ufficiale, che inietta ai pazienti sostanze che «mettono l’inferno nel corpo dei malati» (com’ebbe a dire il professor Vittorio Staudacher, membro del Comitato Etico dell’Istituto Nazionale dei Tumori), è riuscita a creare in Italia un simile clima di chiusura verso ricerche promettenti, e di persecuzione di chi le sperimenta.
Naturalmente è difficile chiamare in causa per questa situazione Umberto Veronesi, di professione miliardario, e della sua sinistra egemonia nella cancerologia italiana; probabilmente bisogna chiamare in causa i vasti interessi delle multinazionali farmaceutiche, che da queste «cure» ricavano miliardi (ogni malato di cancro costa al servizio sanitario, con gli attuali protocolli chemioterapici, 60-80 mila euro l’anno), di cui Veronesi e la sua covata di oncologi è solo l’espressione.

Non si dimentichi che la conferma che il bicarbonato riduce il volume dei tumori molto meglio che le chemioterapie citotossiche, segnerebbe la fine ingloriosa di schiere di cattedratici universitari, di folle di primarii pagatissimi, e di linee di ricerca fallimentari: tutta gente che diverrebbe inutile. È logico che difendano le loro posizioni, anche a prezzo della vita dei malati.
E tuttavia, come si constata, in USA è ancora possibile sperimentare trattamenti alternativi, senza finire in galera; solo in Italia esistono argomenti-tabù fino al punto che forze di potere, dalla magistratura ai politici ad «oncologi» miliardari, reagiscono a chi prova ad infrangerli distruggendo la persona, professionalmente e umanamente, gli tappa la bocca, li condanna per omicidio (ma quanti ne ha uccisi la chemio? Quanti ne ha uccisi Veronesi? Non si calcola mai).

Alla fine, quella che poteva essere una gloria italiana, e passare alla storia come «protocollo Simoncini» o «protocollo Fais», si chiamerà invece «Protocollo Pagel». Ma anche questo è un evento ricorrente, nella storia italiana.

Io intanto per motivi di gastrite nervosa uso spesso lanzoprazolo e ranitidina e bicarbonato, in passato usavo melatonina per dormire meglio… cavoli adesso la prenderò ogni sera idem per il lansoprazolo ogni mattina e ranitidina idem ogni sera…. prevenire meglio che curare; inoltre moltissimi blog medici parlano della curcumina, capsaicina, (la sostanza che da il forte al peperoncino), pepe nero, aneto, rosmarino, origano, come ottimi alimenti antitumorali, ed io qui vado a nozze :)

Riccardo Raffi

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